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L'Emilia trema ancora, ma non si spezza
Giovedi' 31 Maggio

Il Terremoto è sicuramente una manifestazione geologica che spaventa moltissime persone, dal momento che è un fenomeno che coglie sempre di sprovvista le popolazioni che si trovano a dover fare i conti con lui. Proprio per questa sua natura imprevedibile, al giorno d'oggi non si conoscono ancora molti aspetti di questo fenomeno e spesso se ne sente parlare a sproposito.
In questi giorni si è fatto un gran parlare su ogni organo d'informazione del terremoto, spesso è stata data parola a scienziati di una certa rilevanza che sapevano bene di cosa stessero parlando, ma altrettanto spesso hanno trovato spazio persone che non sapevano di cosa parlare e che si sono trovate a riempire degli spazi che con il senno di poi sarebbe stato meglio lasciare vuoti.

Prima di iniziare a descrivervi un po più in dettaglio e con parole più chiare quello che stà accadendo dal 18 di Maggio in poi, ci pare doveroso fare una premessa:
"al giorno d'oggi nessun Geologo, nessun operatore di Protezione Civile, nessun tecnico, nessun elaboratore di calcolo, per quanto potente e complicato e nessun scienziato di qualunque specializzazione esso sia in possesso, è in grado di prevedere un terremoto", chiunque dovesse mai lanciare proclami su scosse di terremoto imminenti è sicuramente un ciarlatano che in qualche modo vuol fare allarmismo o peggio ancora vuol far uscire la gente dalle proprie case per approfittare delle abitazioni vuote.
Questa nostra triste parentesi è doverosa dal momento che nelle zone terremotate proprio in queste ore stanno girando persone dotate di megafoni e probabilmente di divise trafugate alla Protezione Civile esortando la popolazione ad abbandonare le proprie case.
Chiunque dovesse avere a che fare con queste persone è pregato di mettere al corrente le Forze dell'Ordine.

Chiusa questa parentesi doverosa, non ci resta che accantonare con sdegno il discorso sperando che questi "sciacalli" vengano presto individuati, e riprendere un tono più professionale e didattico/scientifico (che è poi la nostra finalità principale).

Com'è ormai noto, il terremoto iniziato il 18 Maggio ed esploso con tutta la sua forza il 20 Maggio alle 04 del mattino ha subito svolta molto importante il 29 Maggio, con l'apertura di un nuovo fenomeno più ad occidente. Martedì mattina la stessa faglia Ferrarese ha sprigionato un sisma di magnitudo 5.8 sotto la città di Medolla più ad ovest rispetto a Finale Emilia.
Questo secondo sisma ha generato uno sciame del tutto a sè stante rispetto a quello generatosi dal 20 di Maggio.
Per farvi capire bene ciò di cui stiamo parlanto vi mostriamo la Mappa Epicentrale elaborata dall'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ndr.)

I segni di colore BLU sono quelli riconducibili al primo evento iniziato il 18 Maggio ed esploso il 20 Maggio.
I segni di colore ROSSO, GIALLO e VERDE, sono quelli avvenuti dall'inizio del secondo sciame sismico iniziato dal 29 Maggio.
Appare evidente che il fronte d'attacco (se così possiamo chiamarlo), si è spostato marcatamente verso Ovest, avvicinandosi di molto alla nostra provincia interessando con scosse da vicino i comuni di Reggiolo, Correggio e di Rolo (che oggi è stato teatro di una scossa di magnitudo 4.0 attorno alle ore 17 ndr.). Tant'è che campi di sfollati sono stati montati anche in territorio reggiano e già ospitano molte persone che non se la sentono di riantrare nelle proprie case.

Questo movimento verso Ovest segue un piano ben preciso, ovvero segue il percorso della faglia Ferrarese di cui vi abbiamo accennato poco fa, una faglia orientata da est verso ovest e che si arresta giusto nei pressi di Rolo, dove questa ruota bruscamente cambiando orientamento, che da orizzontale diventa quasi verticale.
Ma per essere più chiari vorremmo mostrarvi quello che è il sistema di faglie in Emilia-Romagna con una cartina geologica modificata da noi di MeteoReggio.it :

Ad ogni linea colorata corrisponde una faglia, con tanto di orientamento rappresentato dalle punte su di esse riportate e balza subito all'occhio il fatto che il nostro sottosuolo è alquanto tormentato.
Nella grafica vi abbiamo riprotato anche l'epicentro del terremoto avvenuto in provincia di Reggio Emilia il 15 Ottobre del 1996, che scosse da vicino tutta la nostra Pianura. Per chi non si ricordasse il magnitudo di quel sisma fu di 4,8 e ciò nonostante creò molti danni al nostro patrimonio ed ancor di più molto spavento nella popolazione. Questo dovrebbe farci capire bene quello che possono aver provato gli abitanti della bassa tra Modena, Bologna e Ferrara che hanno sopportato un sisma di Magnitudo 5,9 il 20 Maggio e di 5,8 il 29 Maggio, anche se le immagini televisive hanno lasciato ben poco all'immaginazione.

Il fatto che vi abbiamo riportato l'epicentro del sisma del 1996 ci deve far riflettere su due cose: 
- la prima è che la faglia interessata è la medesima;
- la seconda è che tuttavia ciò non significa che ora il sisma metterà nel proprio mirino Reggio Emilia.

Questa seconda riflessione è fatta a scopo cautelativo, non vogliamo assolutamente mettere in panico nessuno, non ci sono fonti scentifiche che ci permettono di fare una insinuazione del genere, il nostro scopo è solamente quello di prevenire che qualcuno speculi anche su questo non appena questo ne venga al corrente.
Pertanto REGGIO EMILIA E LA SUA PROVINCIA ORA COME ORA NON SONO NEL MIRINO DEL TERREMOTO, l'unica parte della provincia a rischio è quella che già in questi giorni è interessata, ovvero Reggiolo, Rolo e marginalmente Correggio ed anche qui la parola "rischio" è riferita al fatto che le scosse di assestamento successive al 29 Maggio dureranno ancora per un po di tempo.

Se attualmente l'orientamento della spinta è Sud-Nord, è logico che la faglia interessata dal sisma sia quella orientata trasversalmente ad esso, quindi quella già sollecitata, quella che taglia da Rolo in direzione Bagnolo-Reggio Emilia ha un orientamento del tutto diverso, quindi è alquanto improbabile che questa venga sollecitata. Forti anche del fatto che parte dell'energia accumulata è stata scaricata a Gennaio (vedi articolo).

Sismi come quelli a cui stiamo assistendo in queste settimane sono già accaduti in passato, quindi rientrano nella normale meccanica di scontro tra due placche continentali, che vedono l'Emilia-Romagna come testa di ponte di questo incidente frontale, così come il Friuli-Venezia Giulia che in passato fu tristemente protagonista di sismi simili. Semplicemente questi avvengono a distanza di tempo molto lungo, talmente lungo che possono intercorrere secoli tra un evento e l'altro, tant'è che la faglia ferrarese seminò distruzione anche nel 1570, ma allora non esisteva ancora la Geologia come scienza e l'evento è stato accantonato e non studiato con gli strumenti ed i mezzi di cui disponiamo ora.

Il sottosuolo della nostra Pianura Padana non è piatto e tranquillo come siamo abituati a vederlo con i nostri occhi, sotto i nostri piedi, sotto alle nostre città, sotto ai nostri campi coltivati esiste un sistema di increspature molto tormentato e con un chiaro orientamento che rientra nella meccanica della tettonica a zolle.
Per mostrarvi con chiarezza quello di cui vi stiamo parlando, vi riportiamo alcuni ecoscandagli compiuti oltre 30 anni fa dall'AGIP nel tratto di Pianura che va da Bologna verso Ferrara, allora compiuti per ricercare punti adatti alla costruzione di pozzi per l'estrazione del gas naturale:

Ad ogni linea rossa corrisponde una faglia, ovvero una frattura della crosta terrestre che ogni volta che essa si muove genera un terremoto. La parte colorata rappresenta i sedimenti che nel corso dei secoli ha generato la nostra Pianura Padana grazie ai depositi fluviali che hanno sedimentato nei loro alvei ciò che erodevano dagli Appennini (fenomeno tutt'ora in atto e che si può notare molto bene nel delta del fiume Po). Ad ogni colore corrisponde un deposito di materiale fluviale di una determinata era geologica, quelli più recenti sono di circa 3/4 milioni di anni fa ed arrivano ad una profondità di circa 4 Km.
Per dovere di cronaca vi informiamo che la scala verticale delle altezze è piuttosto enfatizzata, in realtà essa dovrebbe essere più distesa e meno "schiacciata" di come appare, ma questo è un effetto del rilevamento compiuto dall'AGIP.
La parte non colorata rappresenta la parte sommersa della placca che spinge verso nord, le pieghe che si notano nelle linee nere sono del tutto simili a quelle che possiamo ritrovare ovunque sparse lungo il nostro Appennino quando vediamo una montagna che ci espone le sue rocce non ricoperte dalla vegetazione.

In conclusione la Pianura Padana così come la vediamo noi esiste solamente perchè i fiumi hanno ricoperto l'Appennino con i propri sedimenti e nel corso di millenni hanno depositato strati su strati di argille e rocce erose dalle montagne. Le nostre città sono costruite su di un cuscino di detriti fluviali che in parte ci proteggono come un cuscinetto naturale dalle brusche scosse di terremoto disperdendo in parte la forza distruttiva, è per tale motivo che una scossa di pari grado che colpisce una zona montuosa solitamente fa più danni rispetto ad una di Pianura. Ma ciò che non può fare il nostro cuscinetto naturale lo deve fare l'uomo costruendo edifici con determinate caratteristiche. I danni maggiori durante il primo sisma sono stati riportati dagli stabili più fatiscenti ed abbandonati o storicamente non progettati per resistere ai terremoti, mentre le case in cemento armato hanno retto piuttosto bene. La seconda forte scossa invece ha colpito delle costruzioni che già erano duramente provate dal primo movimento tellurico, pertanto i crolli sono stati più devastanti perchè il terremoto ha infierito su una zona già duramente colpita.
I terremoti sono imprevedibili, ma prevenibili, ovvero si può e si deve intervenire sulla costruzione di edifici che possano resistere all'energia che essi sprigionano sotto forma di onda e queste sono tutte tecnologie che già esistono, devono solo essere applicate anche se l'ostacolo economico spesso sussiste.

Il quadro generale di ciò che vi abbiamo lungamente descritto lo si vede nell'immagine riportata qui sotto che ci riassume più in generale quella che è la meccanica che vede la nostra Pianura stretta in una morsa potentissima che vede gli Appennini spingere verso l'Europa, ruotando in senso antiorario verso l'Adriatico. E ci mostra chiaramente come terremoti apparentemente distanti come quelli che da qualche giorno vengono registati in Calabria possano essere strettamente legati a quelli che stanno avvenendo 1000 Km più a nord.



L'intero stivale italiano che ha come colonna vertebrale la catena degli Appennini stà da milioni di anni ruotando in senso antiorario verso la placca Euroasiatica. L'Emilia-Romagna si trova in una posizione chiave, pertanto i terremoti ci sono e ci saranno anche negli anni a venire. Non si sa quando si libereranno nel nostro sottosuolo, si sa soltanto che di tanto in tanto l'energia accumulata dalle rocce in movimento viene liberata non appena viene raggiunto il punto di rottura della crosta.

Nell'immagine qui sotto vi riportiamo una immagine satellitare dell'Italia con le sue catene montuose ed i movimenti che le singole placche hanno in atto. Con riportati i terremoti principali che fino a poco prima del 2012 hanno interessato la nostra penisola.

Osservando bene la grafica qui sopra si riesce anche a capire molto bene dove sono stati commessi gli errori (se di errori si può parlare) di valutazione per definire la nostra zona emiliana come zona a medio/basso rischio sismico. Se si osserva bene, i sismi si verificano più spesso in zone più centro/meridionali del nostro stivale, ad esclusione del Friuli-Venezia Giulia che è ben esposto allo scontro tra le placche Euroasiatica ed Africana.
L'Emilia si trova in una zona d'ombra, dove i terremoti più recenti sono stati spesso deboli o rientranti in una meccanica più tranquilla e periferica. Tuttavia l'esperienza più recente ci deve far riflettere una volta in più sull'imprevedibilità del fenomeno e che non si si può basare solamente su dei numeri e su delle statistiche per effettuare interventi che avrebbero potuto salvare delle vite.

Lo studio dei terremoti è basato su delle regole non scritte, una di queste prevedeva che ad un forte sisma seguissero delle deboli scosse di assestamento che via via sciamavano fino ad esaurirsi. Terremoti come quello de L'Aquila e questo dell'Emilia, ci stanno facendo letteralmente scuola sulla possibilità che da un singolo evento se ne possano generare a grappolo dei secondi anche più spostati rispetto al primo epicentro e dalla forza del tutto paragonabile o superiore al primo. I geologi di giorno in giorno stanno studiando questo fenomeno per capirlo meglio, in Italia mancano esempi di questo genere perchè lo studio della Geologia è relativamente giovane e stà già muovendo i suoi primi passi da gigante nella comprensone di questa manifestazione di forza della natura.
Non vorrei che i nostri utenti fraintendessero le nostre parole; mancano esempi perchè come detto in Emilia un terremoto di questa portata non accadeva dal 1570 e probabilmente potrebbero passare altri 500 anni prima che questo si ri-verifichi (ci auguriamo anche di più se potesse servire).

L'unica cosa che noi emiliani in questo momento possiamo fare è quello di sopportare questi giorni di terremoti con la consapevolezza che questi esaurita la loro forza accumulata si fermeranno e con la sicurezza che i nostri concittadini che hanno subito questo sisma non verrano lasciati soli, almeno non dagli altri emiliani e che insieme ricostruiremo quel patrimonio che ora come ora pare perduto.
La bassa Pianura è stata colpita una seconda volta quando già era pronta a voltar pagina ed a ricominciare la costruzione, ma ciò dimostra che la volontà di non piangersi addosso è insita nel nostro territorio e la voglia di ricostruire è alta.

WWW.METEOREGGIO.IT
Dott. Matteo Benevelli



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